Oltre il sorriso

Ancora una volta in Africa, ancora una volta in Congo, ancora una volta a Kimbondo.

Ancora una volta a respirare l’aria umida della stagione delle piogge e a vivere le contraddizioni di un luogo che ormai è entrato nel cuore e nell’anima di tutti noi. Il luogo del contrasto tra Gombe, quartiere dei ricchi, ordinato, pulito, tanto silenzioso da essere quasi inquietante, con le sbarre e le guardie che non permettono di avvicinarsi agli edifici del potere e le altre zone di una città, Kinshasa, dove una moltitudine di persone trascorre la propria vita ai lati della strada, tra la polvere e i rifiuti. Donne fasciate dai vestiti colorati, bambini scalzi che ti avvicinano per offrirti un casco di banane, giovani uomini ben vestiti che camminano decisi verso il lavoro e anime disperate, misere, rifiuti di una società che non fa sconti a nessuno, che, con i loro corpi ossuti e lo sguardo vacuo sopravvivono accanto ai muri grigi e sbeccati di costruzioni incomplete e fatiscenti.

Ancora una volta a varcare il cancello della Pediatria di Kimbondo, nell’aria umida e ferma della notte. Si sente il pianto di un bambino e sappiamo che se qui un bambino piange c’è un motivo serio perché qui i bambini non fanno i capricci. Non serve a nulla.

Eccoli i nostri bambini, che con la luce del giorno escono dalle loro case. Quelli allegri che vanno a scuola con le loro divise bianche e blu e che giocano a calcio con la maglietta della Juventus, sorridenti e furbi e quelli che ti prendono la mano, ti saltano in braccio e cercano il contatto fisico; quelli che durante la messa si avvicinano fino a guadagnarsi il tuo abbraccio e salire sulle tue ginocchia. Tanti li riconosco e sono cresciuti, bambini ormai adolescenti e adolescenti che stanno diventando adulti; ma qualche viso non lo vedo più. Perche è sempre così, ogni anno è così, qualche viso manca. Una crisi drepanocitica, una reazione avversa ai farmaci per l’HIV o qualche altro malanno che affligge questo paese, hanno fermato i loro giovani passi e spento per sempre il loro sorriso. Perché qui la salute non è un diritto di tutti, ma un privilegio per i pochi che se lo possono permettere.

Noi siano qui, quest’anno in tre, io, Roberto, odontotecnico con alle spalle diverse missioni e Gabriele, un nuovo acquisto per l‘associazione , al suo primo viaggio a Kimbondo, ma con già esperienza di missioni in Africa. Cominciamo il nostro lavoro e con soddisfazione realizzo che l’affluenza all’ambulatorio è molto aumentata: tutte le mattine davanti alla porta dell’ambulatorio ci sono tante persone che, in silenzio, attendono di essere visitate e curate. Questo mi fa pensare che le scelte fatte siano state giuste, che il personale medico che sta lavorando nella nostra dentistèrie sia apprezzato e riceva consensi. Con altrettanta soddisfazione, nei giorni seguenti, mi rendo conto che la salute orale dei bambini è sensibilmente migliorata. Finalmente quasi tutti i bambini si spazzolano i denti tutti i giorni e i risultati sono evidenti. Dieci giorni di lavoro intenso e fruttuoso, in armonia con l’equipe congolese che ha dimostrato il desiderio di apprendere e di migliorare nella professione.

Ancora una volta saluto Kimbondo dopo dieci giorni, con la consapevolezza di avere lasciato dietro di me tanto lavoro da fare, ma con la certezza di tornare, con l’entusiasmo di continuare a contribuire alla salute di questi bambini e alla formazione dell’equipe medica congolese. Il mio lavoro continua in Italia, il coordinamento delle missioni, il reperimento di materiale e attrezzature per il nuovo ambulatorio, la ricerca di colleghi che vogliano condividere questa esperienza e l’appoggio scientifico e tecnico ai medici congolesi ogni giorno dell’anno. Una missione senza interruzioni, durante la quale i giorni a Kimbondo sono la verifica del funzionamento del nostro progetto, ma anche la ricarica necessaria ad ognuno di noi per continuare, la ricarica emozionale che solo il sorriso di quei bambini può donare.

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