Oltre il sorriso

Oltre il sorriso per la prima volta in Madagascar con Maurizio e Massimo

Arriviamo all’aeroporto di Milano eccitati come due scolari il primo giorno di scuola. Siamo i primi di “Oltre il sorriso” a fare una missione in Madagascar e la cosa, oltre che inorgoglirci, ci carica di responsabilità. Dipenderà da noi, infatti, se l’associazione deciderà di intraprendere, o meno, una collaborazione stabile con le suore della congregazione che gestiscono l’ambulatorio di Ambondromamy.

Ad accoglierci nello scalo milanese troviamo Mauro e Raffaele che, oltre  che a farci compagnia e ad aiutarci nelle pratiche d’imbarco, ci riempiono di oggetti da portare in Africa e scherzano con noi per tutto il tempo, scommettendo sul fatto che non torneremo più in Italia. Ma non gli daremo mai la soddisfazione di vederci in difficoltà. In fin dei conti sia io che Massimo siamo due tipi tosti e il piacere di fare da apripista per tutto il gruppo supera ogni titubanza.

 

Dopo un viaggio durato 18 ore con scalo a Roma ed Addis Abeba  arriviamo finalmente ad Antananarivo, capitale del Madagascar,  quasi distrutti. All’ aeroporto ci accolgono 3 Sorelle del Sacro cuore del Gesù, 2 Sorelle malgasce e Suor Gemma che nella nostra avventura nello stato africano sarà guida spirituale, amica, traduttrice ed infine assistente alla poltrona.

Le suore ci accompagnano nella loro sede della capitale, dove ci accolgono come i nativi americani hanno accolto Amerigo Vespucci, con un misto di curiosità e diffidenza. Lì mangiamo e dormiamo in stanze molto accoglienti. La mattina successiva partiamo in macchina per Ambondromamy con Suor Gemma.  Dopo 400 Km percorsi in 9  ore di viaggio su  strade dissestate,  con qualche sosta indispensabile per far riposare la schiena e mangiare qualcosa, arriviamo  finalmente a destinazione a sera inoltrata.

La struttura che ci accoglie è molto bella e le Sorelle malgasce sono veramente ospitali e gentilissime. La sistemazione che ci riservano è ottima, al punto che non sembra nemmeno di stare in Africa. La mattina dopo comincia la nostra vera missione: la struttura odontoiatrica è perfetta e ben attrezzata, sebbene manchino alcune cose, che per fortuna ci siamo portate, prevedendo che potessero servire.

Cominciamo a lavorare a testa bassa e manteniamo ritmi da stakanovista.  Cominciamo alle 7.30 del mattino e non  ci fermiamo mai fino alle 6 di sera, con solo una brevissima pausa per l’intervallo del pranzo, che peraltro è sempre ottimo.

Alla fine della settimana abbiamo visitato e curato circa 300 pazienti con una media di 50 persone al giorno. Abbiamo trattato sia bambini che adulti e le cure che abbiamo effettuato sono state soprattutto estrazioni, devitalizzazioni e qualche  otturazione.

Ma debbo dire che nonostante tutto questo frenetico lavoro siamo anche riusciti a visitare un po’ il Madagascar. A Pasqua la missione è rimasta chiusa e le sorelle della congregazione, visto anche come eravamo ridotti dalla fatica,  hanno insistito per farci riposare. Tre Sorelle ci hanno messo in macchina e, dopo un viaggetto verso la costa di 200 km fatto in 4 ore, siamo arrivati al mare. Lungo le strade, trafficatissime da animali, ma non da macchine, abbiamo superato, spesso con difficoltà, buche così grandi che se ci cadi dentro non né esci più e quando  ormai disperavamo di giungere a destinazione, abbiamo visto finalmente la costa.

Abbiamo trascorso 2 giorni di assoluto relax in una località balneare, che non rivelerò per non per non fare morire d’invidia la nostra presidente, ospiti di un prete italiano in contatto con le Sorelle e abbiamo finalmente nuotato nell’ Oceano Indiano. Sinceramente mi aspettavo molto di più ma, tutto sommato il posto non era  niente male. Tra una birra e l’altra, siamo andati a visitare dei resort locali graziosi ed accoglienti, ma,  soprattutto, economicamente vantaggiosi.

In una di queste strutture abbiamo fatto colazione in compagnia dei Lemuri (scimmie presenti solo in Madagascar) che mangiavano con noi allo stesso tavolo e che abbiamo battezzato con nomi di nostri associati. Una l’abbiamo chiamata Cinzia (come la nostra consigliera), l’altra, il cui sesso non ci era chiaro, l’abbiamo ribattezzata Bruno (come il nostro vicepresidente). E’ stata comunque una meritata pausa, con un piacevole intervallo, dopo una settimana di duro lavoro.

Quando siamo rientrati ad Ambondromamy abbiamo ancora lavorato un paio di giorni, prima di fare ritorno ad Antanarivo. Qui abbiamo avuto la possibilità di vivere  un’altro fantastico momento: abbiamo fatto  la conoscenza del Nunzio Apostolico in Madagascar, che necessitava di cure odontoiatriche.

Il prelato vive in una villa fantastica circondata da un parco enorme. È accudito da 4 suore, ha  un segretario- autista ed è circondato da un buon numero di persone che provvedono ad ogni necessità. Logicamente è italiano e, contrariamente a quello che pensavamo di trovarci di fronte, si è dimostrato una persona umile, affabile e disponibile, che ci ha invitato ad andarlo a salutare alla nostra prossima missione in Madagascar.

Alla fine siamo ripartiti lasciando un po’ del nostro cuore nel paese africano. E’ stata un’esperienza fantastica, assistiti dalle Sorelle malgasce anche loro entusiaste, ma soprattutto AMICHE. È stato molto faticoso ma siamo stati ricompensati dalla gioia e dalla gratitudine dei tanti pazienti che abbiamo curato e da tutte le persone malgasce con le quali siamo entrati in contatto.

Un’esperienza assolutamente da ripetere.

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One comment

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