Oltre il sorriso

La missione di febbraio nel racconto di Mauro

Ciao a tutti, eccomi qui, vi racconto la mia esperienza un po’ in ritardo ma sono talmente incasinato che devo scegliere tra lavoro, casa, aperitivi, calcetto e sesso. ………quindi la scelta mi rimane difficile, devo tirare a sorte.
A parte gli scherzi la relazione di Nicoletta è stata esaustiva e quindi non ho niente da aggiungere a completamento di ciò che è stato scritto e allora vi racconto come l’ho vissuta io. In particolare un episodio che ha caratterizzato tutta la missione
Tutto inizia con il volo Linate- Parigi del 23 febbraio. Un gruppo di “maltrainsiema”, come si dice qui a Varese, cioè di male assortiti, ma con una missione ben definita, vola in Africa per portare avanti le idee del nostro progetto e a combattere con forza perchè le nostre/vostre decisioni, vengano oltre che ascoltate ed approvate anche realizzate .
Arrivati a Kinshasa ci siamo trovati in un aeroporto coi controcazzi, tutto pulito e ordinato e i bagagli puntuali e intonsi, non come qualche anno fa, quando arrivavano portati a mano e tutti impolverati. Arrivati alla pediatria sistemazione in una camera che stavolta, come per miracolo, ha finalmente l’acqua calda in bagno, (beh, a dire la verità non sempre, perché qualcuno per mettere in carica i cellulari staccava il bollitore esterno e poi non se ne dimenticava, costringendoci a qualche doccia fredda) Neanche il tempo di disfare i bagagli che ci siamo recati alla dentisterie, abbiamo svuotato le valige piene della merce che avevamo portato dall’Italia e abbiamo sistemato con cura i materiali, ognuno al proprio posto. Poi ci siamo allontanati un attimo.

Non avevo fatto che pochi metri che, neanche fosse un presentimento, ho deciso di tornare indietro per prendere una cosa che avevo lasciato in ambulatorio e ho BECCATO, purtroppo senza meravigliarmi, quei due figli di “ndrocchia” del dentista-macellaio e l’assistente bellafigheira i quali si erano già imboscati una bella valigia Rosa di materiale appena portato dall’Italia.
Dopo questo fattaccio non li abbiamo più lasciati da soli nello studio neanche per un attimo . Li abbiamo sorvegliati notte e giorno senza mangiare e dormire per giorni e giorni…… ( scusatemi mi sono fatto prendere la mano, forse ho esagerato) In realtà abbiamo veramente deciso di rimanere li fino a quando non finivano l’orario di lavoro.
Questa spiacevole situazione si è risolta dopo un paio di giorni ………in che modo, volete sapere? Facendo un inventario del materiale appena portato. Dopo aver verificato la mancanza di alcune cose, abbiamo chiesto (per la verità lo ha fatto Nicoletta perché il mio francese è pessimo) allìassistente dove fossero le cose mancanti e lei candidamente ha risposto che le aveva riposte nella valigia perchè non c’era più posto nella cappa/armadio.
Non le abbiamo detto niente, perché non sarebbe servito a nulla, ma l’abbiamo costretta a prendere tutto e a portarlo in farmacia con tanto di triplice lista una delle quali controfirmata della caporeparto ( la Secca che alla fine abbiamo avuto il sospetto fosse consapevole e forse complice delle marachelle del duo macellaio-bellafigheira). Anche se, purtroppo, la convinzione che restino alla farmacia è molto poca, perché il nostro timore è che verranno vendute, comunque, da lì a poco.


Questo episodio ci ha creato delusione e siamo partiti un po’ scoraggiati a lavorare, con le solite difficoltà, in primis la corrente che spesso veniva a mancare e ci costringeva a lavorare con le frontaline che, per chi non lo sapesse, sono quelle torce da mettere in testa.
E a renderci la vita difficile ci si sono messi anche i riuniti e quasi tutti gli altri dispositivi che hanno qualche problema di funzionamento. Spesso, ci siamo dovuti arrangiare. Per esempio per riparare le perdite d’aria alla faretra abbiamo messo delle matite nelle fessure. Un aspiratore non funziona , un ablatore è morto e l’altro è gravemente ferito, il compressore esterno funziona solo a benzina, in quanto il motore elettrico è fuso e il generatore si surriscalda facilmente. Noi però non ci siamo fermati di fronte a nulla e ci siamo adoperati perché tutti fossero orgogliosi dell’operato fatto in nome di “Oltre il sorriso”
A proposito di questo, voglio dirvi che padre Hugo ha fatto una cerimonia di benedizione della nuova associazione (per chi ci crede è una cosa bella, per chi come me non crede….anche) e ha dimostrato che ci tiene alla nostra presenza. E dato che secondo me la religione in Africa- e lo dico perché ho esperienza di diverse missioni- è una cosa molto fisica e ostentata, meno intimista della nostra, questa cerimonia è una dimostrazione di importanza del nostro operato, rimarcata dalla ufficialità di Padre Hugo.

Nei giorni passati in Congo oltre ad aver visitato un po’ di bambini e di adulti, interni ed esterni e fatto qualche piccola protesi, abbiamo avuto la fortuna di poter visitare l’università. Il campus è ben tenuto e ordinato, ma tutto quello che serve per la didattica lascia un pochino a desiderare, soprattutto il laboratorio odontotecnico o meglio il non laboratorio, visto che non c’è nulla.
Durante la visita siamo stati fatti oggetto di un servizio fotografico che a confronto la coppia di Reali Britannici ci fa una pippa. Pensavano fossimo una delegazione ufficiale.

Come dargli torto eravamo elegantissimi, ma soprattutto bianchi, quindi secondo i loro canoni interessanti e ricchi……….E in fin dei conti è un po’ così. Per chi non c’è mai stato ( Raffaele e gli altri novizi di Oltre il sorriso) voglio precisare che il clima è gradevole e il cibo non manca, la possibilità di andare fuori a bere un birra non è un problema e quindi chi ci ammazza???
I presupposti per ripartire bene, nonostante tutto, ci sono. Diamo tempo al tempo. A proposito, nei prossimi giorni stilerò assieme a Raffaele un programma di studio per Odontotecnici , sui principi fondamentali della protesi mobile in modo da poter contare sulla collaborazione di un ragazzo/a Congolese che si dia da fare per diventare un piccolo odontotecnico .

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