Oltre il sorriso

Il resoconto del viaggio nella relazione del presidente

L’onore della prima missione del 2017 di “Oltre il Sorriso” alla Pediatria di Kimbondo, l’abbiamo avuto io e e Mauro Agnoletti, odontotecnico di Busto Arsizio. Ambedue siamo comunque ormai veterani della Pediatria, siamo già stati qui diverse volte e conosciamo bene il luogo e le sue caratteristiche. Io ritorno in Congo dopo circa due anni di assenza e la sorpresa più grande è il nuovo aeroporto. Kinshasa oggi è dotata di uno scalo che non ha nulla da invidiare alle grandi città europee, ordinato, funzionale e pulito. Poi il viaggio verso la Pediatria, quattro corsie di asfalto che gradualmente si restringono fino a divenire una continuità di buche nella sabbia. Mi riferiscono che le imprese cinesi avevano rifatto le strade, ma che le forti piogge della scorsa primavera hanno restituito loro il solito aspetto congolese.
La pediatra ci accoglie con il consueto calore, Padre Hugo, i volontari, che ormai possono ritenersi quasi residenti e i bambini, alcuni così cresciuti da rendere difficile riconoscerli e poi visi nuovi a testimoniare le continue entrate di piccoli soli, orfani o abbandonati.

Ci aspettano diverse sorprese: le attrezzature dell’ambulatorio sono ormai alla fine del loro percorso e il medico che fino ad ora ha collaborato con noi è stato rimosso dal suo incarico per motivi burocratici.
Con caparbietà rimettiamo in funzione il riunito portatile, che utilizzato in modo non adeguato, era bloccato da mesi. Un aspiratore è fermo e pare proprio che non si possibile farlo ripartire, il compressore funziona, ma solo a gasolio, il motore elettrico è bruciato. Cominciamo comunque a lavorare, i pazienti esterni arrivano così come arrivano i bambini. Come sempre il mio interesse principale è rivolto ai bambini più fragili, i dimenticati, quelli di Casa Patrick. La disabilità è una condizione difficile nei paesi sviluppati, in Africa spesso corrisponde alla perdita di ogni dignità e diritto, all’ emarginazione più completa, al disinteresse, alla dimenticanza e spesso alla morte.

Le condizioni del lavoro sono davvero difficili questa volta, ma l’obiettivo principale di questa missione è un altro: porre le basi per la creazione di un nuovo ambulatorio, moderno e funzionale con le caratteristiche di uno studio europeo, con personale medico locale preparato che possa stabilire con noi un vero e proprio rapporto di collaborazione. Questa è la strada che dobbiamo percorrere: la realizzazione di una struttura che possa mantenersi, che possa dare lavoro, che possa garantire l’assistenza ai bambini e che possa diventare una risorsa per la Pediatria.
Abbiamo quindi incontrato il nuovo medico che abbiamo scelto e che inizierà la sua attività dentro l’ambulatorio, la dott.ssa Gracia Bakambana, una giovane laureata in odontoiatria a Kinshasa.
La conosciamo già, ha frequentato come stagista la pediatria di Kimbondo. Il suo entusiasmo è palpabile e questo mi fa dimenticare per un attimo le grandi difficoltà che dovremo affrontare. Siamo sempre più convinti che il nostro ruolo debba diventare sempre meno lavorativo in senso stretto e sempre più organizzativo e formativo. Dovrà essere la dott.ssa Gracia a gestire il lavoro e con lei magari altri giovani medici congolesi; noi saremo sempre presenti, ma con un ruolo diverso, di sostegno, formazione e aiuto nella gestione di progetti di odontoiatria di comunità nei riguardi dei bambini e di organizzazione di un presidio ben amministrato, che con il lavoro sugli esterni possa portare un giusto ricavo.

In questa prospettiva abbiamo preso informazioni sulla possibilità di acquistare materiale e attrezzature in loco, abbiamo preso accordi con la direzione sanitaria e del personale della Pediatria, per una giusta collocazione dei nuovi collaboratori dell’ambulatorio odontoiatrico e questa non è stata una fase così semplice: la necessità è a volte quella di rompere qualche schema, ma sempre nel rispetto dei ruoli in un paese dove tradizione e cultura sono spesso molto diverse dalle nostre. Il passaggio da un assistenzialismo senza sviluppo e prospettive, ad un sistema manageriale proiettato verso una crescita professionale ed economica in modo onesto e rispettoso della persona, non sarà facile e dovrà essere affrontato gradualmente.
Siamo consci che sarà una strada lunga, ma abbiamo comunque deciso di intraprenderla.

Oggi sono in Italia e penso al caldo afoso di Kimbondo, alla natura rigogliosa, alle strade allagate e piene di buche, ai visi sorridenti dei bambini e alle mamme di età indefinibile che camminano con il loro piccolo legato sulla schiena. Penso alla moltitudine di persone, tutte giovani, che camminano sulla strada e tu ti chiedi…ma dove vanno? Poi capisci che non vanno da nessuna parte, che sono semplicemente lì… sulla strada.

Seguici e aggiungi un

One comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook
Facebook
Twitter